Christine e Léa Papin


le sorelle assassine

Francia – 2 vittime

Tutti conoscono la storia di Cenerentola, la matrigna e le sorellastre cattive, il lieto fine che ne segue e compagnia bella, se però Cenerentola piuttosto che una fiaba fosse una storia dell’orrore sarebbe la vita di Christine e Léa Papin.

Christine e Léa erano due sorelle francesi nate a Le Mans rispettivamente nel 1905 e 1911 da una famiglia di poveracci, con un padre ubriacone e violento. Vista l’indigenza familiare vennero affidate a un orfanotrofio e, inseparabili nella vita come nel lavoro, nel 1926 finirono per prestare servizio, la maggiore come cuoca e la minore come cameriera, dalla famiglia Lancelin.

Le due ragazze erano lavoratrici serie e competenti, devote e di buona volontà, purtroppo erano cascate malamente dai Lancelin. Sebbene René, il capofamiglia, avvocato, fosse piuttosto bonaccione era spesso assente, la moglie di questi, Léonie e la figlia Ginevieve avevano il passatempo di vessare le due sorelle. Madre e figlia stavano costantemente col fiato sul collo alle due dipendenti e poco contava se queste lavorassero fino a 14 ore giornaliere per compiacerle. In quello che facevano c’era sempre qualcosa che non andava, che poteva essere fatto meglio, che non era stato pulito a dovere. Spesso le parole da digerire erano pesanti, una violenza verbale reiterata, gratuita e mortificante.

Christine e Léa erano già alienate dal mondo e rinchiuse nel loro rapporto in modo quasi morboso, questo atteggiamento oppressivo che subivano quotidianamente le spinse ancora di più in una spirale di ansia, depressione e di dipendenza reciproca. Se ne sono dette tante successivamente, che Léa fosse completamente succube della sorella maggiore o che fra le due intercorresse un incestuoso legame di tipo sessuale. Le dicerie a posteriori tuttavia contarono davvero poco dopo quello che accadde il 2 febbraio 1933. Quel giorno i Lancelin erano fuori casa e le due ragazze intente alle loro incombenze: Christine in cucina a spignattare , Léa a stirare gli abiti della signora. Proprio Léa ebbe un problema con il ferro da stiro che andò in corto circuito e fece saltare l’elettricità in tutta la casa. Subito la ragazza diede di matto ben sapendo la ramanzina che l’attendeva al ritorno della padrona e della figlia, l’ansia accumulata era ormai difficile da reprimere. La sorella cercò subito di consolarla, sforzi che si dimostrarono vani quando tornarono la signora Léonie e la figlia, che iniziarono a inveire contro le due malcapitate.

La misura però era oramai colma, Christine e Léa sfogarono anni di umiliazioni sulle due con una furia inaudita e impensabile, sentimenti repressi troppo a lungo che si erano sedimentati in una rabbia esplosiva e terribile.

Alla signora Léonie e la figlia Ginevieve vennero dapprima cavati gli occhi e quindi picchiate con vari arnesi, tagliuzzate con coltelli ed estratti alcuni denti. Lo scempio dei corpi continuò per ore, quindi esauste le due sorelle si misero a letto abbracciate nella soffitta che fungeva loro da stanza.

René Lancelin tornato a casa trovò la porta sbarrata e l’edificio al buio, fiutò subito che qualcosa non andava e avvisò la polizia. Quando entrarono lo spettacolo era raccapricciante con sangue e pezzi delle donne ovunque; le due sorelle invece erano ancora a letto strette l’un l’altra.

Christine venne condannata a 10 anni ma in carcere la sua situazione psicologica precipitò e fu trasferita in manicomio dove cercò più volte di strapparsi gli occhi e morì nel 1937. Léa invece, reputata con meno colpe della sorella, dopo sei anni di detenzione fu libera.

L’opinione pubblica si divise, tra chi le vedeva come mostri e chi come simbolo di una ribellione delle classi povere, la realtà tuttavia era che Christine e Léa erano solo due esseri deboli vittime di una vita sfortunata che le aveva, per un paio d’ore, trasformate in carnefici.



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